Rating ESG: cos'è, come funziona e come migliorarlo per la tua azienda

7 Maggio 2026

Rating ESG: cos’è, come funziona e come migliorarlo per la tua azienda

Il rating ESG è diventato uno degli strumenti più influenti per valutare la sostenibilità di un’impresa — e il suo peso sulle decisioni di banche, investitori e grandi clienti cresce ogni anno. In questa guida spieghiamo cos’è, chi lo calcola, come incide sull’accesso al credito e cosa può fare concretamente un’azienda per migliorarlo.

Cos’è il rating ESG

Il rating ESG è una valutazione sintetica del profilo di sostenibilità di un’impresa, basata su criteri ambientali (Environmental), sociali (Social) e di governance (Governance). Come avviene per i rating finanziari, questa valutazione viene assegnata da agenzie indipendenti specializzate e serve a fornire agli stakeholder — in primo luogo investitori e istituti di credito — una misura standardizzata di quanto un’organizzazione gestisce in modo efficace i propri rischi e impatti ESG.

La definizione formale di rating ESG è contenuta nel Regolamento (UE) 2024/3005 sulla trasparenza e sull’integrità delle attività di rating ESG, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 12 dicembre 2024 ed entrato in vigore il 1° gennaio 2025: «Un rating ESG è un’opinione, emessa secondo una metodologia definita, sulla valutazione dei fattori ambientali, sociali e di governance di un’entità o di uno strumento finanziario.»

Con questo regolamento, per la prima volta in Europa, i fornitori di rating ESG che operano nell’Unione Europea sono soggetti a un obbligo di autorizzazione da parte dell’ESMA (Autorità Europea degli Strumenti Finanziari e dei Mercati) e a requisiti vincolanti di trasparenza sulle metodologie utilizzate. Il regolamento inizierà ad applicarsi a partire dal giugno 2026.

Chi assegna il rating ESG

I rating ESG sono emessi da agenzie indipendenti. Le più riconosciute a livello internazionale sono:

MSCI ESG Ratings

Una delle agenzie più influenti a livello globale, MSCI valuta oltre 14.000 aziende con una scala che va da AAA (leader) a CCC (laggard), suddivisa in tre categorie: leader (AAA, AA), medie (A, BBB, BB) e ritardatarie (B, CCC). Il metodo si concentra sui rischi ESG materiali specifici per settore e sulla capacità delle imprese di gestirli rispetto ai competitor.

Sustainalytics (Morningstar)

Sustainalytics fornisce ESG Risk Ratings che misurano l’esposizione delle imprese a rischi ESG materiali e la loro capacità di gestirli. La scala va da ‘Negligible’ (trascurabile) a ‘Severe’ (severo): punteggi più bassi indicano una migliore gestione del rischio. È ampiamente utilizzato da gestori patrimoniali e fondi pensione.

EcoVadis

EcoVadis è particolarmente diffuso nelle catene di fornitura B2B: assegna un punteggio da 0 a 100 basato su un questionario dettagliato compilato direttamente dall’azienda valutata. È uno degli strumenti più utilizzati dalle grandi imprese per valutare i propri fornitori.

S&P Global ESG Scores

S&P Global valuta oltre 7.500 aziende con un punteggio da 0 a 100, integrato con i dati finanziari tradizionali. È molto utilizzato nell’analisi finanziaria integrata e costituisce la base dei principali indici ESG globali.

Attenzione: non esiste uno standard unico per il calcolo dei rating ESG. Le metodologie delle diverse agenzie possono produrre valutazioni significativamente diverse per la stessa impresa. Per questo motivo, il Regolamento (UE) 2024/3005 punta ad aumentare la trasparenza e la comparabilità delle metodologie utilizzate.

Come viene calcolato un rating ESG

Il processo di valutazione varia da agenzia ad agenzia, ma segue generalmente queste fasi:

  1. Raccolta dei dati

Le agenzie raccolgono informazioni da fonti diverse: bilanci di sostenibilità e report annuali pubblicati dall’impresa, siti web aziendali e comunicati stampa, database pubblici e registri governativi, articoli di stampa e report di organizzazioni della società civile. Alcune agenzie, come EcoVadis, inviano all’impresa un questionario diretto per raccogliere informazioni non pubblicamente disponibili.

  1. Analisi per pilastro ESG

I dati raccolti vengono analizzati separatamente per le tre dimensioni ESG. Gli indicatori ambientali comprendono consumi energetici, emissioni di CO₂ (Scope 1, 2 e 3), gestione delle risorse idriche e dei rifiuti, esposizione ai rischi fisici legati al clima. Gli indicatori sociali riguardano la gestione del capitale umano, la sicurezza sul lavoro, le politiche di diversity & inclusion, i diritti dei lavoratori lungo la catena di fornitura. Gli indicatori di governance analizzano la struttura del consiglio di amministrazione, le politiche anti-corruzione, la trasparenza fiscale e i meccanismi di controllo interno.

  1. Ponderazione e rating finale

I punteggi parziali vengono ponderati — con pesi che variano significativamente da agenzia ad agenzia e spesso anche da settore a settore — per produrre un rating finale. Agenzie come MSCI applicano una ponderazione basata sulla rilevanza settoriale dei singoli rischi ESG.

Perché il rating ESG conta per le PMI italiane

Per molti anni il rating ESG è stato percepito come uno strumento rilevante esclusivamente per le grandi imprese quotate. Oggi questo scenario è cambiato radicalmente, per due ragioni principali.

Il credito bancario è sempre più legato all’ESG

Le nuove linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) sulla gestione dei rischi ESG — EBA/GL/2023/06 — sono diventate operative per le grandi banche italiane a partire dal 1° gennaio 2026. Questo significa che gli istituti di credito sono ora obbligati per normativa a integrare i fattori ambientali, sociali e di governance nei propri modelli di valutazione del rischio creditizio.

In termini concreti, il profilo ESG di un’impresa incide sul suo rating bancario interno, che a sua volta determina tassi di interesse, plafond disponibili e condizioni di accesso ai finanziamenti. I dati dell’ESG Outlook 2025 di CRIF mostrano che nel 2024 le PMI con un’adeguata adeguatezza ESG hanno registrato tassi di default inferiori di oltre il 25% rispetto alla media, e che i finanziamenti verso imprese con elevati profili ESG sono aumentati significativamente rispetto all’anno precedente.

Per supportare il dialogo tra imprese e banche, il Tavolo per la Finanza Sostenibile (coordinato dal MEF insieme a Banca d’Italia, Consob, IVASS e COVIP) ha pubblicato nel dicembre 2024 il documento ‘Il Dialogo di Sostenibilità tra PMI e Banche’, che definisce 40 indicatori ESG standardizzati su tre livelli di priorità, pensati per essere proporzionati anche alle realtà di piccole dimensioni.

La catena di fornitura chiede trasparenza ESG

Le grandi imprese soggette alla CSRD devono rendicontare i propri impatti lungo tutta la catena del valore. Questo si traduce, in pratica, in richieste crescenti di informazioni ESG rivolte ai propri fornitori — anche quando questi ultimi non sono direttamente obbligati dalla normativa. Disporre di un profilo ESG strutturato diventa quindi un requisito di accesso per entrare o mantenere posizioni nelle catene di fornitura dei grandi gruppi industriali.

Come migliorare il proprio rating ESG: da dove iniziare

Migliorare il rating ESG non richiede necessariamente grandi investimenti iniziali. Il punto di partenza è una valutazione onesta della situazione attuale dell’impresa su ciascuna dimensione ESG.

  1. Mappare i propri dati ESG

Il primo passo è raccogliere e organizzare i dati già esistenti all’interno dell’organizzazione: consumi energetici, emissioni, dati sulla forza lavoro, politiche di governance, eventuali certificazioni già ottenute (ISO 14001, ISO 9001, ISO 27001). Molte imprese dispongono già di una base informativa significativa, non ancora organizzata in chiave ESG.

  1. Formare il personale

La qualità dei dati ESG dipende dalla consapevolezza e dalla competenza delle persone che li producono. La formazione su temi come la rendicontazione di sostenibilità, gli standard ESRS, i sistemi di gestione ambientale e la compliance è un investimento che produce effetti diretti sulla qualità del profilo ESG aziendale.

  1. Integrare i sistemi di gestione

Le certificazioni ISO — in particolare ISO 14001 per l’ambiente, ISO 9001 per la qualità e ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni — producono dati e processi direttamente utili alla rendicontazione ESG. Analogamente, il Modello Organizzativo previsto dal D.Lgs. 231/2001 rafforza il pilastro di governance. Integrare questi sistemi in una strategia ESG coerente evita duplicazioni e massimizza il valore degli investimenti già effettuati.

  1. Comunicare in modo strutturato

Un rating ESG è influenzato anche dalla qualità e dalla completezza della comunicazione che l’impresa produce su se stessa. Pubblicare un bilancio di sostenibilità — anche in forma volontaria e proporzionata alle proprie dimensioni — aumenta la visibilità dei dati ESG per le agenzie di rating e per le banche.

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Fonti

Regolamento (UE) 2024/3005 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 27 novembre 2024 — trasparenza e integrità delle attività di rating ESG — Gazzetta Ufficiale UE, 12 dicembre 2024

EBA/GL/2023/06 — EBA Final Guidelines on ESG Risks in Credit Granting and Monitoring — European Banking Authority, 9 gennaio 2025

CRIF — ESG Outlook 2025: sostenibilità delle imprese italiane, dicembre 2025

MEF, Banca d’Italia, Consob, IVASS, COVIP — Documento per il dialogo di sostenibilità tra PMI e Banche, dicembre 2024 (aggiornamento fine 2025)

MSCI — ESG Ratings Methodology

Sustainalytics (Morningstar) — ESG Risk Ratings Methodology