Formazione ESG: perché conviene investirci — anche se sei una PMI

14 Maggio 2026

Formazione ESG: perché conviene investirci — anche se sei una PMI

In molte aziende la formazione sulla sostenibilità viene ancora percepita come un costo opzionale, qualcosa da affrontare quando arriverà l’obbligo normativo. Questo approccio è sbagliato — e sempre più costoso. In questo articolo spieghiamo, con dati alla mano, perché la formazione ESG produce vantaggi concreti e misurabili: sull’accesso al credito, sui mercati, sulle persone.

Il punto di partenza: formarsi sull’ESG non riguarda solo chi è obbligato

La Corporate Sustainability Reporting Directive (CSRD) ha ridisegnato il panorama della rendicontazione di sostenibilità in Europa. Con il Pacchetto Omnibus 2025-2026, le soglie di obbligo formale sono state rialzate — e molte PMI si sono convinte di poter restare alla finestra.

È una lettura parziale della realtà. Il quadro normativo sull’ESG non si esaurisce negli obblighi di rendicontazione. Tocca le regole bancarie, i requisiti delle catene di fornitura, il Codice degli Appalti, le aspettative dei lavoratori. Essere formati su questi temi — e formare il proprio team — non è una questione di compliance futura. È una questione di competitività presente.

Vantaggio 1: accesso al credito bancario

Dal 1° gennaio 2026 le nuove linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA) sulla gestione dei rischi ESG — EBA/GL/2023/06 — sono pienamente operative per le grandi banche italiane. Questo significa che gli istituti di credito devono integrare per normativa i fattori ambientali, sociali e di governance nei propri modelli di valutazione del merito creditizio. Non è una scelta etica delle banche: è un obbligo prudenziale.

Per le PMI, questo si traduce in termini molto concreti: il profilo ESG dell’impresa influisce sul rating bancario interno, che a sua volta determina tassi di interesse, disponibilità di credito e condizioni di accesso ai finanziamenti.

 

+11% Tasso di erogazione dei finanziamenti più alto per le PMI con elevata adeguatezza ESG rispetto alla media.

CRIF — ESG Outlook 2025

-25% Tasso di default inferiore rispetto alla media per i finanziamenti con elevata adeguatezza ESG.

CRIF — ESG Outlook 2025

 

I dati dell’ESG Outlook 2025 di CRIF mostrano che nel 2024 circa il 39% dei finanziamenti destinati alle PMI italiane è stato erogato a imprese con buoni livelli di adeguatezza ESG, contro poco più del 25% dell’anno precedente. La tendenza è strutturale e si consoliderà con l’estensione delle EBA Guidelines alle banche di minori dimensioni, prevista per l’11 gennaio 2027.

La connessione tra ESG e credito passa anche dal Tavolo per la Finanza Sostenibile (MEF, Banca d’Italia, Consob, IVASS e COVIP), che nel dicembre 2024 ha aggiornato il documento ‘Il Dialogo di Sostenibilità tra PMI e Banche’: un set di 40 indicatori ESG standardizzati, su tre livelli di priorità, pensato per strutturare il dialogo tra imprese e istituti finanziari. Le banche lo useranno. Le PMI che non sanno come rispondervi partiranno svantaggiate.

 

Nota: formarsi sull’ESG significa anche saper raccogliere, organizzare e comunicare questi dati in modo strutturato. È una competenza, non solo una consapevolezza.

 

Vantaggio 2: accesso a nuovi mercati — filiera e appalti pubblici

La CSRD obbliga le grandi imprese a rendicontare non solo le proprie attività dirette, ma anche gli impatti lungo tutta la catena del valore. Questo si traduce in richieste crescenti di informazioni ESG rivolte ai fornitori — indipendentemente dalle loro dimensioni.

Secondo uno studio del SOSC Monitor di SDA Bocconi, le aziende leader stanno integrando i criteri ESG in profondità nei propri processi di procurement. Tra i requisiti richiesti ai fornitori figurano: codice etico aggiornato e report di sostenibilità (richiesto dall’84% delle aziende analizzate), audit su lavoro e assenza di lavoro forzato (81%), formazione anti-corruzione (69%), certificazioni ISO 19600/37301 (67%). Una PMI che non ha investito in formazione e in strutturazione del proprio profilo ESG rischia di non superare la fase di qualifica come fornitore.

 

Filiera e certificazioni: una barriera sempre più alta.

In settori come automotive, farmaceutico e moda, la certificazione ISO 14001 è già diventata un requisito contrattuale per i fornitori di grandi gruppi. Non averla — o non saperla comunicare — può significare perdere commesse a favore di competitor più strutturati.

 

Lo stesso vale per gli appalti pubblici. Il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023) prevede all’art. 57 clausole sociali e criteri di sostenibilità ambientale nelle gare d’appalto. Le certificazioni ESG — in primo luogo ISO 14001 per l’ambiente — consentono alle imprese di accedere a criteri premianti nelle procedure di gara, riducendo anche le garanzie fideiussorie richieste. Le aziende che non dispongono di queste certificazioni, o del personale formato per ottenerle e mantenerle, si trovano in una posizione competitiva sfavorevole fin dalla fase di partecipazione.

 

Vantaggio 3: attrarre e fidelizzare le persone

Il mercato del lavoro italiano sta attraversando una trasformazione profonda. Il turnover medio nelle imprese italiane ha raggiunto il 37,7% secondo l’Indagine Confindustria sul lavoro 2023, con punte del 53% nel settore dei servizi. Nelle PMI, i valori possono essere ancora più elevati. Ogni uscita ha un costo — in formazione, produttività, recruiting — che le aziende spesso sottostimano.

La sostenibilità aziendale è diventata uno dei fattori più rilevanti nelle scelte dei lavoratori, in particolare delle generazioni più giovani. Le analisi sulle tendenze HR del 2025 mostrano che le nuove generazioni — e in particolare la Generazione Z che sta entrando nel mercato del lavoro — pongono grande attenzione a valori come sostenibilità, inclusione e responsabilità etica nella scelta del datore di lavoro, spesso considerandoli equivalenti o superiori ai fattori retributivi.

Un’azienda che investe in formazione ESG manda un segnale concreto al proprio team e ai candidati: ci impegniamo seriamente su questi temi, e investiamo nelle competenze delle persone che lavorano con noi. Questo rafforza la percezione dell’azienda come employer credibile e orientato al futuro — un elemento sempre più determinante per ridurre il turnover e attrarre profili qualificati, in un mercato in cui la talent scarcity è una criticità strutturale.

 

37,7% Turnover medio nelle imprese italiane. Nelle PMI del settore servizi può superare il 53%.

Confindustria — Indagine sul lavoro 2023

 

Vantaggio 4: riduzione del rischio — legale, reputazionale e operativo

La formazione ESG non produce solo vantaggi offensivi — accesso a nuove opportunità. Produce anche una riduzione concreta del rischio.

Rischio legale e di compliance

Un team formato sui temi della compliance ESG — che comprenda il D.Lgs. 231/2001, le certificazioni ISO, i requisiti di rendicontazione — è in grado di identificare le aree di esposizione dell’azienda prima che diventino un problema. Il Modello Organizzativo 231, per esempio, è anche un indicatore di governance rilevante per le banche nella valutazione del merito creditizio. La sua corretta implementazione e aggiornamento richiedono personale formato.

Rischio reputazionale

Il greenwashing — la comunicazione scorretta o esagerata sui propri impegni di sostenibilità — è una delle aree di rischio reputazionale in crescita per le imprese. In Europa, il D.Lgs. 30/2026 ha recepito la Direttiva UE sulle asserzioni ambientali (Green Claims Directive), introducendo obblighi di verifica e trasparenza per le dichiarazioni di sostenibilità rivolte ai consumatori. Un team formato sa cosa può essere comunicato, come e con quali prove. Un team non formato si espone a rischi legali e reputazionali significativi.

Rischio operativo e di transizione

Le normative ambientali si fanno più stringenti, i costi energetici restano strutturalmente alti, le aspettative degli stakeholder crescono. Le imprese che hanno investito in formazione su questi temi — e che hanno strutturato sistemi di gestione ambientale e di governance — sono più resilienti di fronte ai cambiamenti. Quelle che non lo hanno fatto si trovano a dover reagire in emergenza, con costi più alti e margini di manovra ridotti.

Da dove iniziare: la formazione come primo passo

La buona notizia è che non è necessario trasformare l’azienda dall’oggi al domani. La formazione ESG è il primo passo — e spesso quello con il migliore rapporto tra investimento e risultato — perché genera consapevolezza, competenza e capacità di raccogliere dati che poi alimentano tutti gli altri processi.

Un percorso formativo strutturato può partire da:

  • Una panoramica sulle normative ESG rilevanti per il settore e le dimensioni dell’impresa (CSRD, EBA Guidelines, Codice Appalti, D.Lgs. 231).
  • La formazione sui sistemi di gestione — ISO 14001 per l’ambiente, ISO 9001 per la qualità, ISO 27001 per la sicurezza delle informazioni — che producono dati e processi direttamente utili alla rendicontazione ESG.
  • La formazione sulla redazione del bilancio di sostenibilità: come raccogliere i dati, applicare il principio di doppia materialità, comunicare in modo trasparente e credibile.
  • La formazione sugli strumenti di dialogo con le banche: come rispondere ai 40 indicatori del documento MEF, come strutturare il profilo ESG aziendale per il credit scoring.

 

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L’ESG come competenza, non come adempimento

La formazione ESG non è un adempimento da mettere in lista d’attesa fino all’obbligo normativo. È lo strumento con cui le imprese costruiscono le competenze per competere in un mercato che sta cambiando strutturalmente.

Il credito bancario oggi dipende anche dall’ESG. Le gare d’appalto e la qualifica nei grandi gruppi dipendono anche dall’ESG. La capacità di attrarre e trattenere talenti dipende anche dall’ESG. Non agire non è neutro: è scegliere di partire svantaggiati.

 

Fonti

CRIF — ESG Outlook 2025: sostenibilità delle imprese italiane, dicembre 2025

EBA — Final Guidelines on ESG Risks EBA/GL/2023/06, gennaio 2025

MEF, Banca d’Italia, Consob, IVASS, COVIP — Il Dialogo di Sostenibilità tra PMI e Banche, dicembre 2024 (aggiornamento fine 2025)

SDA Bocconi — SOSC Monitor, Sustainable Operations and Supply Chain

D.Lgs. 36/2023 — Codice dei Contratti Pubblici, art. 57

Confindustria — Indagine sul lavoro 2023

D.Lgs. 30/2026 — Recepimento Direttiva UE Green Claims