21 Aprile 2026
CSRD: cos’è, a chi si applica e cosa fare per prepararsi
La Corporate Sustainability Reporting Directive è la normativa europea che ridefinisce come le imprese rendicontano il proprio impatto su ambiente, società e governance. In questa guida trovi tutto quello che devi sapere: ambito di applicazione, scadenze aggiornate, standard ESRS e i passi concreti per iniziare a prepararsi.
Che cos’è la CSRD
La CSRD — Corporate Sustainability Reporting Directive — è la Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento Europeo e del Consiglio, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 16 dicembre 2022 ed entrata in vigore il 5 gennaio 2023. In Italia è stata recepita con il Decreto Legislativo 6 settembre 2024, n. 125.
La direttiva aggiorna e amplia in modo sostanziale la precedente normativa sulla rendicontazione non finanziaria (NFRD — Direttiva 2014/95/UE), estendendo gli obblighi di rendicontazione a una platea molto più ampia di imprese e introducendo standard europei vincolanti per la redazione dei report di sostenibilità.
L’obiettivo dichiarato dalla Commissione Europea è garantire agli investitori, ai creditori e agli altri stakeholder informazioni sulla sostenibilità più dettagliate, comparabili e affidabili — riducendo al contempo il rischio di greenwashing.
Le principali novità introdotte dalla CSRD
Rispetto alla NFRD, la CSRD introduce cambiamenti significativi su più fronti:
- Standard europei obbligatori (ESRS)
Le imprese soggette alla CSRD devono rendicontare secondo gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS), sviluppati dall’EFRAG (European Financial Reporting Advisory Group) e adottati dalla Commissione Europea come atti delegati. Gli ESRS coprono tutte le dimensioni ESG — ambiente, sociale, governance — e si basano sul principio di doppia materialità.
- Doppia materialità
Il principio di doppia materialità è uno degli elementi più innovativi della CSRD. Ogni impresa deve analizzare sia gli impatti che le proprie attività hanno sull’ambiente e sulla società (impact materiality), sia i rischi e le opportunità che i fattori ESG comportano per il business (financial materiality). Entrambe le prospettive devono essere rendicontate.
- Rendicontazione nella relazione sulla gestione
Le informazioni di sostenibilità devono essere inserite nella relazione sulla gestione, in una sezione chiaramente identificabile, e non più in un documento separato come avveniva con la dichiarazione non finanziaria prevista dalla NFRD.
- Obbligo di asseverazione esterna
La CSRD prevede che le informazioni di sostenibilità siano soggette ad asseverazione da parte di un soggetto terzo indipendente. Nella fase attuale è prevista l’asseverazione con livello di sicurezza limitato (limited assurance).
- Coinvolgimento della catena del valore
Le imprese soggette alla CSRD devono includere nella rendicontazione informazioni relative alla propria catena del valore — fornitori, clienti, partner — nella misura in cui tali informazioni siano disponibili o ragionevolmente ottenibili. Questo ha effetti diretti anche sulle PMI che operano come fornitori di imprese obbligate.
A chi si applica la CSRD: il quadro aggiornato dopo il Pacchetto Omnibus
| Attenzione: il quadro normativo è cambiato nel 2025-2026.
Il Pacchetto Omnibus della Commissione Europea ha modificato in modo significativo le scadenze e il perimetro di applicazione della CSRD. I dati di seguito riflettono il quadro normativo aggiornato alla Direttiva (UE) 2026/470, entrata in vigore il 26 febbraio 2026. |
La CSRD prevede un’applicazione scaglionata per categorie di imprese:
Prima fase (già in vigore — esercizi dal 1° gennaio 2024)
Sono soggette alla CSRD le grandi imprese di interesse pubblico (EIP) già rientranti nell’ambito della NFRD, con oltre 500 dipendenti. Queste imprese hanno pubblicato le prime relazioni di sostenibilità nel 2025, relative all’esercizio 2024. Questa categoria non è stata toccata dal meccanismo ‘stop-the-clock’.
Seconda e terza fase (rinviate al 2028 e 2029)
Con la Direttiva (UE) 2025/794 — c.d. ‘Stop-the-clock’, entrata in vigore il 17 aprile 2025 e recepita in Italia con la Legge 8 agosto 2025, n. 118 — le scadenze per le imprese che avrebbero dovuto iniziare a rendicontare per gli esercizi 2025 e 2026 sono state posticipate di due anni.
La successiva Direttiva (UE) 2026/470 ha inoltre ridefinito il perimetro di applicazione: a partire dagli esercizi con inizio dal 1° gennaio 2027, l’obbligo di rendicontazione si applica alle imprese e ai gruppi che superano contemporaneamente 450 milioni di euro di fatturato netto e una media di 1.000 dipendenti. Le imprese che rientrano nel perimetro avranno quindi l’obbligo di pubblicazione della prima relazione nel 2028, riferita all’esercizio 2027.
| Nota: il quadro normativo è ancora in evoluzione. La Commissione Europea deve completare la revisione degli ESRS e adottare standard volontari per le imprese al di sotto delle nuove soglie. Si raccomanda di monitorare gli aggiornamenti ufficiali e di affidarsi a professionisti qualificati per la valutazione della propria posizione. |
Perché la CSRD riguarda anche le PMI
Anche le piccole e medie imprese che non rientrano direttamente nel perimetro di applicazione della CSRD possono essere coinvolte in modo significativo — per due motivi principali.
In primo luogo, le imprese obbligate alla CSRD devono rendicontare la propria catena del valore. Questo significa che i fornitori e i partner di grandi gruppi iniziano a ricevere richieste di informazioni ESG dai propri clienti, indipendentemente dalle soglie dimensionali.
In secondo luogo, i criteri ESG sono diventati un fattore rilevante per l’accesso al credito bancario. Le nuove linee guida dell’Autorità Bancaria Europea (EBA), operative per le grandi banche dal 1° gennaio 2026, obbligano gli istituti di credito a integrare i rischi ESG nei processi di valutazione del merito creditizio. Secondo i dati dell’ESG Outlook 2025 di CRIF, nel 2024 circa il 39% dei finanziamenti destinati alle PMI è stato erogato a imprese con buoni livelli di adeguatezza ESG, con un aumento di oltre 14 punti percentuali rispetto all’anno precedente.
Gli standard ESRS: cosa devono rendicontare le imprese
Gli European Sustainability Reporting Standards (ESRS) definiscono in modo dettagliato le informazioni che le imprese soggette alla CSRD devono includere nella propria relazione di sostenibilità. La prima serie di standard, adottata nel luglio 2023 dalla Commissione Europea, comprende:
- ESRS 1 e ESRS 2 — standard trasversali, che definiscono i principi generali e le informazioni generali sul modello di business e sulla governance.
- Standard tematici ambientali (ESRS E1-E5) — che coprono cambiamenti climatici, inquinamento, risorse idriche, biodiversità e uso delle risorse.
- Standard tematici sociali (ESRS S1-S4) — che riguardano la forza lavoro, i lavoratori della catena del valore, le comunità interessate e i consumatori.
- Standard di governance (ESRS G1) — che tratta condotta aziendale, etica e gestione dei rischi.
La Commissione Europea, nell’ambito del Pacchetto Omnibus, ha incaricato EFRAG di rivedere gli standard con l’obiettivo di ridurre il numero di informazioni richieste e di eliminare gli elementi meno rilevanti. Il processo di revisione è in corso.
Come iniziare a prepararsi: i passi concreti
Anche per le imprese che non sono ancora direttamente obbligate, iniziare a strutturare la propria gestione ESG rappresenta un vantaggio strategico. Ecco i passi fondamentali:
- Analisi di materialità: identificare quali temi ESG sono rilevanti per il proprio business, sia in termini di impatti generati, sia di rischi e opportunità.
- Raccolta dei dati: mappare le informazioni ambientali, sociali e di governance già disponibili all’interno dell’organizzazione e individuare le lacune.
- Formazione del team: garantire che le persone coinvolte nel processo di rendicontazione abbiano le competenze necessarie per comprendere e applicare gli standard ESRS.
- Dialogo con la catena del valore: iniziare a strutturare il flusso di informazioni ESG con fornitori e partner, anche in assenza di un obbligo formale.
- Integrazione con i sistemi di gestione: collegare la rendicontazione ESG ai sistemi di gestione esistenti (ISO 14001, ISO 9001, D.Lgs. 231) per evitare duplicazioni e massimizzare l’efficienza.
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Fonti
- Direttiva (UE) 2022/2464 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 14 dicembre 2022 — EUR-Lex
- Decreto Legislativo 6 settembre 2024, n. 125 — recepimento italiano della CSRD
- Direttiva (UE) 2025/794 del 14 aprile 2025 — ‘Stop-the-clock’
- Legge 8 agosto 2025, n. 118 — recepimento italiano della Stop-the-clock
- Direttiva (UE) 2026/470 del 26 febbraio 2026 — Pacchetto Omnibus I
- Commissione Europea — finance.ec.europa.eu/corporate-sustainability-reporting
- EFRAG — European Financial Reporting Advisory Group

